Il duro lavoro di Esther l’ha portata a
essere scelta da Amref (African Medical and Research Foundation) come il simbolo internazionale del difficilissimo impegno quotidiano delle ostetriche africane: è stata, infatti, candidata al Premio Nobel per la Pace 2015 e ha ricevuto un riconoscimento dal governo ugandese per la sua costante e ardua attività, diventando anche il simbolo della campagna Amref “Mai più senza mamma”, una raccolta fondi volta a formare 200 ostetriche che permetteranno di salvare 100mila donne in due dei paesi più critici, il Mozambico e il Sud Sudan (il numero solidale per donare 2 euro è 45507, fino all’8 novembre 2014).
Costretta a trascurare completamente la propria sfera privata per poter salvare vite umane, tanto che i suoi figli vivono ormai con la nonna, Esther lavora giorno e notte con un’altra collega in un piccolo ospedale della regione di Sorori, l’Atiriri Health Centre IV, con un flusso giornaliero di pazienti in gravidanza che si aggira tra le 35 e le 40 al giorno. Un’attività intensa la sua, resa ancora più impegnativa dalla mancanza di elettricità e di acqua corrente nella struttura. Non di rado, viene allora utilizzata la luce dei telefoni cellulari per assistere le madri, oppure sono le donne stesse che portano con sé le candele, con tutte le difficoltà annesse: far nascere un bambino a lume di candela non è di certo una passeggiata.
Esther è cresciuta con la consapevolezza dell’importanza di un’assistenza adeguata nel delicato momento della venuta al mondo: nata prematura, anche lei deve la sua vita all’azione sapiente di una levatrice tradizionale esperta. La sua vocazione arriva però all’età di dieci anni, quando la nonna, levatrice, le permette di assistere a un parto: «Fu il momento in cui decisi cosa avrei fatto nella mia vita. Quando le comunicai la mia decisione, la nonna mi disse che avrei dovuto allora studiare, per imparare anche ciò che lei non sapeva». E così ha fatto, senza più smettere. Ha conseguito il diploma alla scuola per infermieri, seguito corsi di aggiornamento di Amref e partecipato alla formazione presso il Ntic, il Centro per le Nuove Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione applicate alla salute. Tuttora, nei ritagli di tempo, cerca di tenersi aggiornata attraverso l’e-learning.
Il carico di lavoro però è molto intenso, essendo poche le ostetriche professionali a disposizione: cure prenatali, sostegno psicologico, test di screening dell’Hiv, prevenzione e trattamento della malaria, parti, vaccinazioni, cure post natali, assistenza post aborto sono solo alcune delle attività che segue in prima persona. Tante altre sono invece difficili da seguire con costanza: ad esempio effettuare visite a domicilio per le madri sieropositive, le quali spesso, non seguendo i consigli medici per paura di far sapere agli altri di aver contratto il virus, espongono i bambini a un alto rischio di contrarre l’infezione. Ad ogni modo, Esther non perde il suo sorriso radioso e va avanti senza tregua: la candidatura al Nobel per la Pace è un’ulteriore spinta a dare il massimo. «Non lo faccio per me in quanto Esther, ma per tutte le donne del Continente», ha raccontato a Africa Top Success. «In Europa nessuno conosce le nostre condizioni di lavoro, né l’ambiente in cui operiamo e tutte le persone a cui racconto la mia storia restano commosse dalla nostra causa. E per questo devo continuare a raccontarla, senza fermarmi mai». (fonte: Il Fatto Quotidiano)


“Cosa voglio dire alle donne in attesa di un figlio? Fate come me, se è possibile, vi troverete bene, anzi benissimo, perché le Stanze di Lucina sono accoglienti, un ambiente familiare, e le ostetriche semplicemente meravigliose”. Lisa Parrino, la mamma che ha partorito Cristina nell’area dedicata dall’Azienda Ospedaliera di Perugia al “parto naturale” – senza medici ma solo il lavoro delle ostetriche – è un fiume in piena, orgogliosa della sua scelta. “Ero davanti alla televisione – dichiara all’ufficio stampa dell’Azienda Ospedaliera- quando vidi l’inaugurazione di queste stanze e mi convinsi subito che quello era il percorso da seguire. “La differenza – spiega – sta nel clima che si crea durante il parto, qui c’è stata più intimità e poi ho vissuto c’è stata una situazione che mi ha molto gratificato. Non ho partorito da sola, Michele, mio marito, ha svolto un ruolo attivo, alla fine era più stanco lui di me”. (fonte: PerugiaToday)
Due studi presentati a Madrid nel congresso della Società Europea di Oncologia medica (Esmo) sembrano confortare le future madri colpite da tumore. Secondo i medici che hanno partecipato a tali ricerche infatti, gravidanza e tumore, due eventi ritenuti inconciliabili e frutto di scelte drammatiche tra seguire la terapia o far nascere il bambino, in molti casi non si escludono. Dunque, con alcuni accorgimenti possono essere entrambi portati avanti. La prima ricerca ha riguardato bambini con un’età media di due anni. Metà di loro è nata da mamme che durante la gravidanza sono state sottoposte a cure anti-tumorali, specialmente chemioterapia. Tutti i bebè sono stati sottoposti ad alcuni accertamenti ed esami. Lo scopo era valutare le loro condizioni di salute. Ebbene, analizzando i risultati, gli autori hanno scoperto che i due gruppi di bambini non presentavano differenze significative. Infatti, sia lo sviluppo mentale che quello cardiaco erano del tutto simili. Il secondo studio ha coinvolto 16 bambini e 10 adulti che erano stati esposti a radioterapia: anche in questo caso, gli studiosi hanno scoperto che la salute generale, lo sviluppo neuropsicologico e lo sviluppo comportamentale erano nella norma in tutti i soggetti, tranne in uno, che però potrebbe aver subito l’influenza di altri fattori negativi.
Sono numerosi gli studi che confermano i benefici dell’esercizio fisico durante la maternità. Tra questi, due particolarmente significativi: quello svedese del Karolinska Institutet, realizzato in collaborazione con i colleghi spagnoli del Polytechnic University-Madrid e quello condotto dalla University of Montreal e dall’ospedale pediatrico CHU Sainte-Justine, in Canada.
gni anno si salverebbe la vita di circa 1,5 milioni di essi, vittime delle malattie e della malnutrizione. Il latte materno, infatti, è un alimento naturale e facilmente digeribile, in grado di proteggere da infezioni e di prevenire alcune malattie e allergie, offrendo, così, molti vantaggi al bambino in termini di salute, crescita e sviluppo psicologico. L’allattamento al seno riduce, infatti, l’incidenza e la durata delle gastroenteriti e il rischio di sviluppare allergie; protegge dalle infezioni respiratorie; migliora la vista, lo sviluppo psicomotorio e quello intestinale. Per la mamma è senza dubbio un alimento pratico ed economico, non ha costi di preparazione ma è sempre disponibile e alla giusta temperatura. L’allattamento al seno stimola, inoltre, la naturale contrazione dell’utero riducendo il naturale sanguinamento post partum e consentendo all’utero di tornare alle dimensioni normali più velocemente. Come ricordato con forza durante la Settimana Mondiale dell’Allattamento al Seno (1-7 ottobre), i benefici, oltre a riguardare la sfera strettamente biologica e fisica, interessano il livello relazionale del rapporto tra madre e figlio e sono, ormai, riconosciuti dalle comunità scientifiche. Nella primissima fase di interazione tra i due, una chiave fondamentale a creare un legame intenso, esclusivo e di profonda intimità è proprio tale pratica che consente alla madre di superare con maggiore facilità quella paura iniziale provata anche solo nello sfiorare il piccolo.
Si trasmette di seguito l’informativa ed i documenti in merito alle prossime elezioni per il rinnovo del Consiglio Direttivo e del Collegio dei Revisori dei Conti 2015-2017 del Collegio Ostetriche della Provincia di Ravenna.